Prenatale Perinatale e Nascita (PPN)

PRENATALE PERINATALE E NASCITA (PPN)

Nel 1924 lo psicanalista tedesco Otto Rank fu il primo a teorizzare che certi aspetti psicologici e psicosomatici dell’adulto e certi tratti comportamentali conseguivano a traumi occorsi alla nascita. Da allora in poi, gli studiosi hanno investigato i legami fra i contesti del parto e gli sviluppi della personalità adulta. Ma non solo.

Nel corso degli anni, la loro attenzione è andata focalizzandosi su quanto vissuto dal feto dal concepimento alla nascita. Oggi, è assodato che le esperienze vissute dal feto restano impresse nella memoria del corpo per il resto della vita ed improntano la personalità di ciascuno.

Il feto “sente” quanto occorre, in primis, a sua madre. Percepisce quanto avviene nel contesto ambientale in cui egli e sua madre vivono. Avverte quanto succede a sé ed intorno a sé al momento del parto ed alla nascita.

Le memorie prenatali, perinatali e natali sono indelebili come le memorie della prima infanzia: non si cancellano da sole né possono essere cancellate. Può accadere che un adulto le “dimentichi”, smarrendo il vero sé. Ne conseguono difficoltà di relazione con se stesso, a livello sia somatico sia psicologico, ma anche difficoltà di relazione con gli altri.

La dimenticanza del vero sé da parte dell’adulto è stata oggetto di attenta e profonda riflessione di numerosi studiosi. Tra essi, Claudio Naranjo: il mio maestro. Soleva ricordare:

tutti noi nasciamo in un contesto dove sono presenti molte storie di famiglia; dove ci sono differenti mondi culturali. Tutti noi dobbiamo adattarci a delle norme che si presume siano necessarie ad una esistenza comune. Ci identifichiamo con ciò che ci circonda, dimenticando il nostro vero SE’.
(Naranjo, Carattere e nevrosi)

La dimenticanza del vero sé è il “vuoto” che l’adulto lamenta: quel senso di incompiutezza, di smarrimento, di paura che non consente una serena e proficua relazione con se stessi e con gli altri.

La dimenticanza del vero sé è l’oscuramento ontico ovvero il graduale allontanamento da ciò che ogni persona è in fondo a se stessa e di cui ha davvero bisogno. Lo scollamento non è improvviso o accidentale nell’adulto ma è “antico”. Risale, infatti, ai primordi della sua vita ovvero al contesto del suo concepimento, gestazione e nascita.

Ogni contesto ambientale ha le sue particolarità che condizionano l’esistenza di chiunque si trovi lì a vivere.

Il feto non sceglie il contesto in cui è concepito. Non può sottrarsi al contesto in cui avviene la sua gestazione ed il suo parto. Percepisce quanto accade intorno a sé e reagisce di conseguenza.

I condizionamenti ambientali lo inducono a proiezioni/introiezioni della realtà, a forme e modalità di compensazione e di adattamento, a strategie di sopravvivenza. Lo stesso accade al neonato e all’infante.

I modelli comportamentali di azione/reazione sviluppati in età prenatale, perinatale e natale possono protrarsi fino l’adultità. La loro reiterazione impedisce il pieno e sereno sviluppo della personalità, qualora non rispecchino il vero sé ma se ne discordano.

Riconoscerli e prenderne consapevolezza è importante per l’adulto che desideri acquisire/trovare possibilità nuove e diverse di rapportarsi a se stesso, agli altri ed alla realtà di vita nel presente.